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Allegoria
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L'antica e gloriosa città, assediata ormai da tante giornate
che nessuno riusciva più a contarle, stava lentamente morendo,
uccisa dall'indifferenza e dalla dimenticanza di quelli che un
tempo erano stati cerimoniosi vicini.
Nella plaga desolata, in cui erano rimasti soltanto pochi alberi
seccati e nodosi, non si vedeva un solo nemico, e non se ne sarebbero
veduti mai; nessuno sarebbe stato così folle da portarsi nel raggio di tiro
delle loro frecce, e neppure temerario al punto d'affrontarli a viso aperto.
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Più di uno era morto senza bisogno di combattere, ucciso da febbri sopravvenute
all'improvviso insieme ad atroci dolori alle viscere: la farina si guastava,
e diventava omicida.
Lilian sospettava che i veri assassini fossero altri: la malattia non aveva
colpito in massa, ma sporadicamente, e, chissà per quale caso, persone che
avevano osato manifestare le proprie opinioni ad alta voce, e non avevano
nessuno pronto a difenderle o a far domande sulla loro scomparsa.
Lilian sapeva e vedeva da sempre troppe cose, ma aveva imparato a tacere,
perché la profezia non è mai apprezzata quando si slancia a rivelare la verità,
invece di stupire gli sciocchi ed adulare i potenti.
Sdegnando di mercanteggiare il suo dono, Lilian lo aveva celato
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Di Rosella Rapa
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